Storia del Comune

Circa l’origine del toponimo di Colzate (in dialetto Colgiàt), varie e diverse sono le ipotesi avanzate dagli storici. Qualcuno, come Angelo Zavaglio di Crema, lo fa derivare da Colzétis, il ferocissimo capo tribù dei Galli Cenomani che per primi si sarebbero stanziati in questi luoghi.

Data Pubblicazione:

20 Aprile 2024

Ultimo Aggiornamento:

22 Aprile 2024 19:16

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1.1 - TOPONIMO: Circa l’origine del toponimo di Colzate (in dialetto Colgiàt), varie e diverse sono le ipotesi avanzate dagli storici. Qualcuno, come Angelo Zavaglio di Crema, lo fa derivare da Colzétis, il ferocissimo capo tribù dei Galli Cenomani che per primi si sarebbero stanziati in questi luoghi. Il Rohlfs invece preferisce collegarlo ad un antico personaggio gentilizio di nome Caltius. Sicuramente più accreditato dei precedenti l’Olivieri, riferendosi agli antichi documenti del 928 riportante la forma Coligiatae (in vicis Coligiatae) e sottintendendo terrae o casae, fa derivare il toponimo dal relativo senso, ossia da: “terre della collegiata dei Canonici”. Basandosi sugli stessi documenti, altri storici però, come lo Zambelli e il Mazzi, meglio ancora ipotizzano l’origine del toponimo nel fatto che doveva esserci un collegamento e un’alleanza fra i diversi villaggi fortificati della zona. Pure Cesare Cantù e Gabriele Rosa, riferendosi a “terrae et casae colligratae” e accreditando ulteriormente la precedente pista di indagine, trovano la derivazione del toponimo nel significato di “terre fra loro confederate”. È peraltro assai nota a tal proposito la particolare funzione storica per secoli svolta sul territorio (altopiano di Honio – Ünì) della relativa Confederazione come elemento di unione e di alleanza dei paese circostanti. Al di là di tutto ciò, si sa comunque per certo che il termine Colzate per la prima volta sia apparso già in uno statuto del lontano 1265.
1.2 - ORIGINI: Le origine storiche di Colzate, così come quelle dei paesi vicini, pare risalgano attorno al 4° secolo a.C. ad opera dei Galli Cenomani. Gruppi di guerrieri Celti, risalendo il corso del fiume Serio, si sarebbero allora spinti nell’attuale zona di Vertova e Colzate. Pare anche che uno tra i più feroci capi di questi gruppi si chiamasse Colzetis. Solo circa due secoli dopo, alcune famiglie di questi Galli Cenomani si sarebbero staccate dalla base di Colzate e sarebbero giunte alla piana di Rezzo e altre ancora alla conca di Bondo. Con l’arrivo dei Romani e lo sviluppo dell’agricoltura si sarebbe così dato luogo alla costruzione di un vero villaggio di capanne e alla prima forma di organizzazione civile. In seguito i Romani, giunti nella Valle del Riso, avrebbero iniziato a sfruttare le miniere di ferro e Barbata sarebbe così divenuta un luogo di passaggio prima e residenziale in seguito.
1.3 - CONFEDERAZIONE DI HONIO: Le origini della Confederazione di Honio risalirebbero ai primi decenni del secondo millennio, e forse anche prima, quando gli eserciti germanici iniziarono a scendere in Italia e ad occupare anche la Valle Seriana (1166). Fu così che i comuni della media Valle Seriana (Rova, Gazzaniga, Orezzo, Fiorano, Semonte, Vertova, Colzate, Bondo, Barbata) avrebbero cominciato a riunirsi, prima clandestinamente, sull’altopiano di Honio (in località Ünì, tra la valle di Rezzo e la valle di Bondo) per divenire poi la Confederazione di Honio. In quel luogo sarebbe sorto pure un edificio in muratura che fungeva da sede, da scuola, e da fortezza, con la sala per le assemblee, la sala per le istruzioni (la collegiata), le residenze per i contadini, gli alloggi per le guardie. Anche quando la sede della Confederazione venne portata a Vertova (Comune maior de Concilio Honii), il castello di Honio rimase punto di osservazione a salvaguardia anche della strada, ritenuta sempre la più sicura. Sciolto nel 1263 dal Consiglio superiore di Bergamo, il Consiglio di Honio mantenne ugualmente nel corso dei secoli successivi i suoi statuti. Come ente scomparirà solo nel 1827 con la ripartizione delle sue 28.444 pertiche di terreno ancora possedute.
1.4 - STEMMA: Con i suoi simboli lo stemma araldico del Comune di Colzate vuole evidenziare l’antico passato agricolo del paese oltre che l’abbondanza dei boschi presenti. Ecco come viene presentato in “Gli stemmi dei Comuni della Provincia di Bergamo” di F. Maida: “Troncato, alla fascia con l’ondata di azzurro sulla troncatura: nel Primo di rosso alle tre spighe d’oro ordinate in fascia: nel Secondo d’oro all’albero di verde gambuto e fogliato al naturale. Ornamenti esteriori da Comune”. È palese che l’ondata di azzurro sulla troncatura rappresenta il fiume Serio, simbolo di fertilità.

Stemma Comune di Colzate

1.5 - PERSONAGGI: Tra i personaggi degni di nota si ricordano:
GIACOMINA BONFANTI Benemerita persona pia e generosa, benefattrice alla quale è dedicata la via più lunga del paese.
CATERINA CORLAZZOLI (1885 - 1972) Chiamata Maestra Caterina, novizia dell’Istituto delle Figlie della Sapienza prima, entrò poi a far parte della Compagnia di Sant’Orsola (Angeline). Le fu affidato l’incarico di maestra d’asilo a Bondo che svolse con passione fino ad oltre 80 anni.
MARIA JANIS Nata a Colzate nel 1632, che, datasi a vita contemplativa ma perseguitata dalle malelingue prima e dall’Inquisizione poi, dovette fuggire un po’ dovunque in tutta Italia per finire la sua vita nelle carceri di Roma. Su questa vicenda, lo scrittore F. Tomizza scriverà l’interessante romanzo “La finzione di Maria”.
BORTOLI POLI (1876 - 1946) Salesiano, zio materno di Mons. Zenone Testa, già Vescovo di Eritrea. Dotato di una smisurata forza fisica e di altrettanta bontà, sul suo conto si narrano alcuni curiosi aneddoti. Ancora fratello laico partì per la missione del Mato Grosso, dove divenne sacerdote.
GIUSEPPE POLI (sec. XVII) Celebre pittore, autore di dipinti importanti, fra i quali il ritratto a Giacomo Quarenghi.
MARCO POLI (1888 - 1959) Padre Alfonso da Bondo, Cappuccino, Missionario in Eritrea dove fondò una Scuola di Studi Superiori dalla quale uscirono bravi intellettuali d’Abissinia. Tornato in Italia prima della seconda guerra mondiale, si diede alla cura dei malati e all’apostolato in quel di Milano.
1.6 - IL MITRAGLIAMENTO DEL TRENO A COLZATE
Il 29 gennaio 1945 a Colzate, in seguito al mitragliamento del treno della Val Seriana, persero la vita 24 persone. Il treno della Valle Seriana, che fino alla fine degli anni ’60 ha collegato Bergamo a Clusone, stava risalendo la sponda del fiume Serio alla volta della stazione di Clusone.

Si trattava del treno numero 36, partito dalla stazione di Bergamo alle 7.45 con 7 vagoni oltre alla locomotiva a vapore. Sembrava una mattinata qualunque, con il treno gremito di operai e minatori che raggiungevano Ponte Nossa, e di persone che raggiungevano il mercato settimanale di Clusone. Poco prima delle 9 del mattino però, mentre il convoglio si trovava nel territorio di Colzate, quattro cacciabombardieri americani mitragliano le carrozze.

La stessa mattina infatti alle 7.10 decollavano da Pontedera, in provincia di Pisa, 4 caccia bombardieri P.47. I piloti avevano ricevuto l’ordine di portarsi verso Lecco dove era segnalato un convoglio di treni nemici tedesco.

Arrivati nella zona e non avendo individuato il bersaglio, gli aerei presero la via del ritorno sorvolando Sondrio, Colico e e la Valle Seriana. Il treno nel frattempo era arrivato nei pressi del passaggio a livello di Colzate quando alle le 8,50 circa da dietro il Monte Farno arrivarono i 4 caccia. I velivoli, scambiando il convoglio per un mezzo militare, entrarono in azione mitragliando violentemente le carezze con 106 colpi.

Furono momenti di panico e l’errore umano causò 24 morti e 26 i feriti. E’ una tragedia che ha segnato pesantemente la vita dei superstiti e la memoria di chi ha potuto raccontare quell’inspiegabile episodio.

Immagine 1
 

Immagine 2

Immagine 3

Lungo la pista ciclabile un’opera a ricordo della tragedia

Nei pressi del tracciato del treno dove avvenne il bombardamento, oggi pista ciclabile, nel 2015 è stata scoperta una targa commemorativa. Presenti alla cerimonia Caterina Folsi, figlia del macchinista morto e Mino Brignoli, figlio del macchinista che si salvò perché non era presente quel giorno al lavoro.

Nel 2016 invece, sempre sul luogo del mitragliamento, è stata installata una particolare opera di Francesco Lussana.
24 pali di acciaio vuoti di colore rosso sono stati posati per ricordare a tutti quanto successo in quel freddo gennaio.

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